Archivio di dicembre 2008
Bilancio di fine anno: Un tunnel senza fine

Anche il 2008 è giunto al termine.
Sembravano infiniti i progetti messi in discussione all’inizio dell’anno, ma come spesso accade in Italia tutto si è impatanato.
Autonoleggi:
Anche quest’anno i sistemi utilizzati per tenere sotto controllo l’assistenza sono stati gli tessi dei precedenti anni.
Preventivi inviati per fax, interventi autorizzati telefonicamente, sono stati utilizzati alcuni programmi on-line, ma ancora grezzi e poco efficienti. Sono caduti dei network di ricambisti e contemporaneamentele proprie reti di assistenza. Gli autonoleggi credono di risparmiare con intelligenza ma poi in fase di vendita, l’usato viene svenduto ai commercianti a causa delle pessime condizioni.
Assicurazioni:
Con la storia dell’indennizzo diretto, sembrava dovesse aprirsi una nuova era, ma anche qui è tutto fermo. Si stanno muovendo in molti ma le assicurazioni non sono come gli autonoleggi e prima di farsi affiancare da una rete di carrozzerie e ricambisti ci pensano due volte.
Decreto Monti:
Del Decreto Monti se ne è parlato moltissimo, ma nessuno sa ancora in cosa consiste e come deve essere regolamentato all’interno delle officine. Mi riallaccio al discorso degli autonoleggi, che fino ad oggi, hanno visto sfilare reti di officine organizzate da pool di ricambisti, che di assistenza agli autonoleggi ne sanno troppo poco.
Alcune sono addirittura incapaci di inviare una semplice mail, o compilare correttamente il contratto di collaborazione offerto. In poche parole si continua ad andare in concessionaria per paura di perdere la garanzia sull’auto.
Così finisce il 2008, racchiuso in ua sola parola, crisi!
Ma di crisi sappiamo bene se ne parla da una vita, ogni volta che mi capita di parlare con qualcuno il discorso si chiude sempre con la solita frase: «Si ma con questa crisi non si può fare nulla!».
E’ forse una delle tante paroline magiche utilizzate per nascondere la propria incapacità?
Giuliano Cosimetti
Un blog aziendale per contrastare le lamentele dei clienti insoddisfatti
Il blog aziendale è lo strumento più efficace per ricevere visitatori dal web e al tempo stesso, per ottenere autorevolezza nel proprio settore di appartenenza.
In Italia la cultura del blog è ancora troppo lontana rispetto al mercato statunitense dove aziende molto conosciute, hanno il loro “spazio di condivisione”.
Nell’automotive, i blog si contano sulle dita di una mano, e questo perché le aziende preferiscono investire ancora grosse somme di denaro nella pubblicità tradizionale.
Qualcuno invece si sta accorgendo dell’efficacia di una strategia attraverso un blog. Ad esempio la storica casa automobilistica francese della Citroen, ne ha aperto uno per far crescere la sua community di affezionati.
Un’altro blog che apprezzo molto, nel mondo dei motori, è quello della Ducati perché riesce a tenere acceso il senso di appartenenza verso l’azienda produttrice di moto, da parte dei loro clienti e sostenitori.
Le aziende di autonoleggio come la Hertz, la Europcar, l’Avis e la Maggiore, ancora non lo utilizzano e questo è un grosso errore perché ci sono tantissimi articoli su internet (forum e blog) dove molti clienti non fanno altro che lamentarsi del loro servizio.
In queso caso un blog permetterebbe di “ribattere” alle critiche che fioccano qua e là sul web, con articoli creati per riconquistare la clientela insoddisfatta.
Facciamo dei pratici esempi per vedere “cosa dicono di loro” i milioni di utenti della rete.
Inserendo semplicemente la parola chiave “Lamentele Europcar” sul motore di ricerca sono apparse circa 160 pagine di lamentele appunto (clicca sulla foto per ingrandirla).
Ci sono clienti (anzi ex clienti) che ad esempio lamentano un addebito per un rifornimento di carburante.
Ora non proseguo, perché non mi basterebbe un intero blog per raccoglierle tutte, ma puoi sbizzarrirti tu stesso e divertirti proseguendo con la ricerca. Naturalmente anche gli altri autonoleggi non sono da meno e non sfuggono a questo fenomeno (provare per credere!).
Una cosa molto interessante di cui voglio parlarti, è il fenomeno dei clienti che non si lamentano pubblicamente, ma scelgono semplicemente di non utilizzare più il prodotto/servizio con cui hanno riscontrato delle problematiche.
Sul portale InfoMotori.com c’è un interessante articolo dove si parla di questo fenomeno, dal titolo “Il 91% dei clienti insoddisfatti non reclama ma cambia fornitore”.
I customer service, da soli non possono arrestare l’ondata di lamentele che fioccano sul web e dalle ricerche che ho eseguito ti assicuro che non esiste un autonoleggio che non ne abbia ricevuta almeno una.
Con l’avvento dei forum, i clienti prima di noleggiare o richiedere un preventivo, usano internet per raccogliere informazioni sul servizio, sull’azienda e sul prodotto.
La differenza sta tutta nella sincerità delle opinioni dei consumatori.
I potenziali clienti non si fideranno mai di quello che dicono le aziende (tanto meno dei loro slogan) ma soltanto del grado di soddisfazione di coloro che hanno già testato ed utilizzato i loro prodotti e servizi.
In questo caso un blog aziendale, oltre ad essere un eccellente strumento per posizionarsi sui motori di ricerca e per promuovere i propri prodotti, offre attraverso articoli mirati, un enorme contributo per contrastare gli innumerevoli commenti negativi, attraverso una politica strategica di coinvolgimento.
In caso contrario, verrete dati in pasto ad un branco sempre più numeroso di squali insoddisfatti che non si faranno scrupoli a esporre le loro lamentele e a parlare male del vostro prodotto e servizio.
Alessandro Cosimetti
Gli annunci pubblicitari a pagamento nell’automotive
Il pay per click è il sistema di annunci pubblicitari a pagamento di Google. Sono le ricerche che trovi alla sinistra del popolare motore di ricerca (sotto la voce Adwords).
Solitamente quando un’azienda dell’automotive si affida a terzi per la gestione del loro marketing sul web, la soluzione scelta è sempre il pay per click.
Il motivo è molto semplice, il pay per click è immediato, ovvero una volta creato l’annuncio si hanno grandi possibilità di apparire nella prima pagina del motore di ricerca in tempi davvero brevi (cinque minuti circa).
Chiaramente questo servizio ha un costo ed è relativo al click che l’utente esegue sul tuo annuncio una volta eseguita una ricerca.
Come funziona il pay per click
Una volta registrato un account su Google Adwords, posso creare tutti gli annunci che voglio, scegliendo tutta una serie di parole chiavi (query di ricerca) pertinenti al mio prodotto.
Lo strumento per le parole chiavi di Google ci permette di scoprire quale sono le parole che gli utenti utilizzano per eseguire le loro ricerche. Quindi quello che facciamo è “ascoltare” i nostri potenziali clienti e farci trovare con i termini che loro stessi utilizzano.
Lo strumento per le parole chiavi, ci permette anche di scoprire quale sia la concorrenza tra gli inserzionisti, e di sapere quanto una parola sia rilevante, ma anche conveniente. La valenza di questo elemento è riscontrabile dalla barretta azzura colorata accanto la parola, proprio come nell’esempio (cliccaci sopra per ingrandire l’immagine).
Questo è un elemento molto importante perché è il costo che affronta l’inserzionista che realizza i suoi annunci pubblicitari (il click che eseguirà l’utente per visualizzare la pagina).
Il costo del click varia e viene decretato sulla base della popolarità della parola chiave. Più è cercata e maggiore è il suo costo.
Ottimizzare gli annunci per pagare di meno i click
Realizzare un annuncio con il pay per click su Google è cosa alquanto semplice, mentre farlo in maniera corretta è tutta un’altra cosa.
Quello che ancora non ti ho detto, è che Google Adwords si basa sul sistema delle aste. Google per ogni parola stabilisce un valore minimo di acquisto. Sotto a quel valore i nostri click non possono costare.
Ora ti starai chiedendo, quale annuncio verrà messo in evidenza tra il tuo e quello di un tuo rivale che utilizza la tua stessa parola chiave. Quando scegli una parola chiave, dovrai inserire la disponibilità di pagamento in modo da decretarne il posizionamento, qualora ti trovassi a dover competere con un altro inserzionista per la stessa query.
In questo caso, l’offerta più alta, è quella che vince. Proprio come in un’asta.
A questo punto, molti penseranno che gli inserzionisti con maggiori disponibilità economiche, siano i più avvantaggiati nelle ricerche.
Lasciami dire, che non sempre è così. Fortunatamente Google Adwords è un sistema meritocratico che non premia soltanto chi ha più soldi, ma anche chi si impegna nel creare annunci di qualità, rispettando tutta una serie di caratteristiche.
Quando la qualità è superiore al denaro: Esempio pratico
Uno degli errori più grandi che commettono gli inserzionisti, è non tenere conto della “pagina di atterraggio” (landing page).
Ti faccio un esempio. Ipotizziamo tu abbia un sito di ricambi per auto ed utilizzi gli annunci pay per click per promuovere la tua attività.
Se crei un annuncio dedicato ai filtri dell’aria, gli utenti ti troveranno, inserendo sul motore di ricerca, parole come “filtri auto” oppure “filtri aria” e via discorrendo.
Sarebbe un grande errore se una volta individuato un annuncio dove si parla di filtri dell’aria, cliccandoci sopra si visualizzasse la home page del sito.
La cosa migliore, è visualizzare direttamente la pagina con i filtri dell’aria e nessun altro prodotto in catalogo. In questo modo rendiamo l’annuncio pertinente e il nostro cliente non verrà tratto in inganno, pensando di aver cliccato erroneamente su un’altra pagina (intanto il click ti viene addebitato).
Conclusione
Questo è soltanto uno dei tanti aspetti che possiamo curare nella realizzazione di un annuncio pubblicitario a pagamento. In questo modo possiamo ottenere una rilevanza sul motore di ricerca, anche migliore di un nostro concorrente che ha scelto di pagare il click ad un costo maggiore del nostro.
Di elementi su cui lavorare ce ne sono ancora molti, e chiaramente non possono essere esposti in un unico articolo, ma quello che posso dirti, è di fare molta attenzione alle società che curano il tuo marketing sul web, perché molte di loro non conoscono questi aspetti.
Il pericolo è realizzare annunci costosi, che sfuggono al controllo dell’inserzionista con il rischio di prosciugare le tue risorse economiche, soprattutto quando al costo di Adwords ci aggiungono anche il loro compenso (immeritato!).
Alessandro Cosimetti




