Spariscono gli artigiani, ma di chi è la colpa?

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Ho sempre amato lavorare in un’autofficina, e visto che la passione era grande iniziai a lavorare come meccanico.

Ti dico questo perchè oggi toccherò un argomento abbastanza delicato che, quasi sicuramente, susciterà non poche lamentele.

Giovani/Mondo del lavoro

Ho notato negli ultimi anni un altissimo numero di ragazzi bocciati nei primi anni di scuola superiore, oppure di laureati costretti a fare lavori che non hanno nulla a che vedere con il titolo di studio acquisito.

Se hai letto anche il mio profilo, e la prima parte di questo post, avrai sicuramente capito che in passato avevo abbandonato gli studi per seguire una via professionale andando a studiare la meccanica direttamente sul campo.

Lo stipendio non era altissimo in quanto ero apprendista, ma alla fine ero li per imparare, quindi il compenso che prendevo mi andava più che bene.

In poche parole…..non sapevo fare nulla!

Posso però affermare che l’esperienza acquisita all’interno dell’autofficina mi è stata, negli anni successivi, di grande aiuto in diversi settori dell’automotive.

Oggi invece i ragazzi si iscrivono alle superiori o all’università senza porsi la domanda più importante……Cosa farò da grande?

Vengono bocciati il primo e il secondo anno, ma invece di intraprendere un nuovo percorso preferiscono cambiare istituto e professori, come se fosse questa la soluzione giusta.

I genitori cosa pensano?

I genitori sono confusi e convinti che il famoso “pezzo di carta” possa garantire ai figli un lavoro da colletto bianco. Questa convinzione proviene dalle generazioni che hanno vissuto il dopoguerra, ma la realtà di oggi è completamente diversa e soprattutto spietata.

Ho riscontrato la stessa situazione anche nelle università di Roma. Ho visto ragazzi al primo anno dare un solo esame e superarlo con voti di poco superiori al 18.

Vale la pena continuare a prendere in giro i genitori?

Qui si aggiunge la beffa, perchè solitamente per seguire i corsi universitari fuori città, bisogna affrontare spese come l’affitto di una camera, tasse universitarie, libri ecc.

Ma perchè insistere forzatamente con lo studio e non scegliere un mestiere?

Meccanici, carrozzieri, falegnami, fabbri, saldatori e tornitori. Ne potrei citare molti altri ma mi fermo qui.

Sono tutti mestieri che i ragazzi di oggi snobbano sognando il classico impiego da ufficio, retribuito quasi sempre male.

Per imparare un mestiere ci vuole buona volontà e sacrificio, non si guadagna molto nei primi periodi, ma pensandoci bene alla fine dovrebbe essere l’apprendista a pagare il datore di lavoro, visto che gli sta insegnando un’arte.

Se andiamo a scuola di musica, in palestra, a scuola calcio, al corso di vela, non siamo forse noi a pagare l’istruttore?

Il mondo dell’artigianato e in particolare quello dell’autofficina funziona allo stesso modo, con la differenza che un domani si possono guadagnare molti soldi grazie all’arte appresa.

Secondo me i genitori di oggi dovrebbero guardare il mondo in un’ottica differente, e valutare i figli con più coerenza aiutandoli a scegliere il meglio e non quello che poteva andare bene cinquant’anni fa.

Una volta alle superiori il mio professore di disegno tecnico, consigliò ai genitori di un ragazzo di iscriversi dopo il biennio a meccanica e non in informatica.

La madre, mi ricordo, disse che non voleva vedere il figlio in tuta davanti al tornio!

Oggi il figlio è diplomato in informatica e sistema i barattoli i un supermarket di Roma.

Non aveva forse ragione il professore?

Oggi chi sa usare il tornio a controllo numerico guadagna moltissimo, come guadagna molto un falegname o un carrozziere (dove non esistono giovani in grado di ribattere le lamiere).

Se credi che sia esagerato nella mia valutazione, fai un giro per le università. Noterai un mare di ragazzi parcheggiati nelle varie aule, solamente perché a casa c’è qualcuno che li nutre e finanzia i loro divertimenti.

E intanto spariscono gli artigiani italiani che vengono rimpiazzati dalla manovalanza straniera.

E’ proprio vero…………Voglia di lavorare portami via!

Giuliano Cosimetti

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Per caso hai già letto gli articoli qui di seguito?

13 Commenti a “Spariscono gli artigiani, ma di chi è la colpa?”

  • RITA:

    BINGO !!!!!!!!!!!!!!
    Assunto due apprendisti per l’estate, ho chiesto se potevano venire mezza giornata sabato, per lavoro di tinteggiatura e recuperare lunedi stando a casa, mi hanno risposto “No grazie”, questi hanno 20/22 anni e vivono con i genitori, io alla loro età facevo la stagione balneare, per pagare vitto e alloggio di tutto l’anno (a me mia figlia e mio marito) e pregavo di fare qualche giorno in più……………………
    Altra cosa una volta tutti mettevano mano nei vecchi televisori, radio o motorini, così facendo imaparavano qualcosa, oggi non sanno neanche battere un chiodo……………

  • Grazie Rita per la tua testimonianza.
    Purtroppo la colpa va ai genitori che non sono stati in grado di insegnare ai figli il valore dei soldi.

    Sono spavaldi, chiedono soldi senza saper fare nulla, ingrati quando ricevono.

    Poi escono con i diplomini e vogliono il mondo ai loro piedi.

    Pensa che la mia ragazza divide la stanza con un’altra universitaria di diciannove anni. In un anno ha dato solo un esame, e la sua cultura non va oltre le telenovelas.

    Non sapeva nemmeno perchè si festeggiava il 2 giugno!

    Ecco chi sono i futuri laureati.

    Per fortuna c’è chi invece intraprende gli studi con serietà, non tutti sono uguali.

    Speriamo bene…..

    Un saluto

    Giuliano

  • RITA:

    Purtroppo non crescono se sono sempre sotto un ala protettiva, per questo discorso io ho spedito mia figlia (19 anni) per un annetto in Scozia, con un gruzzoletto di 1.500,00 euro, felice e contenta 1 primi mesi non ha fatto niente (non trovava lavoro, non erano addatti a lei, non aveva il mezzo per spostarsi ecc.ecc.), dopo sono finiti i soldi, e NON ne ho spediti, ci credi che ha fatto biglietti per i concerti, ha servito in un Mc Donald, ha fatto pulizie in una cucina, ha tenuto bambini ecc.ecc. Nel frattempo ha dovuto farsi da mangiare, pagare le bollette, mediare con tutta la gente con cui è entrata in contatto, stare all’erta (in andata gli hanno fregato della roba).
    Morale il diploma di ragioneria lo aveva preso (ma rompendo perchè lei studiava e non faceva nient’altro), addesso sta facendo l’università (medicina 3* anno tutti gli esami superati, non è fuori corso) e nel tempo libero fa lavoretti, è cambiata completamente (in casa fa da mangiare, pulisce e discute le cose in maniera che prima me lo scordavo).
    Ma dalla parte del genitore ti posso dire che è dura, quando era in Scozia quasi quasi prendevo l’aereo per andare da lei………
    P.S. Aveva una mancanza di soldi da far paura, è tornata giù calata di 10 Kg, e non ha mangiato carne negli ultimi 2 mesi………….

  • Rita,
    i complimenti vanno a te e poi a tua figlia che ha saputo cambiare le proprie abitudini.

    L’hai messa in condizioni, anche se con grande sforzo da parte tua, di diventare donna.

    E ci sei riuscita!

    Oggi al primo lamento gli mettono i soldi in mano pur di non sentirli frignare.

    Tua figlia ti deve fare santa :)

    Giuliano Cosimetti

  • Io:

    Se posso intevenire nel discorso, vorrei direi innanzitutto che il discorso è molto ampio.
    Il benessere diffuso ha generato una generazione di persone meno disposte a ’sporcarsi le mani’. Tantissimi giovani vivono con ciò che i genitori hanno accumulato negli ultimi 35 anni.
    Spesso sono 50-60enni che sono riusciti con grandi sacrifici a comprare una prima casa e anche una seconda che consente un introito per esempio di 700 euro al mese come canone di affitto.

    C’è poi un altro problema: la santificazione della laurea.
    Lo Stato, la società, i genitori di oggi, la TV e tutto il resto ti vogliono far credere che la laurea risolve ogni problema. ‘laureati ché poi tutto andrà bene’.
    Questo discorso può valere per una sola laurea: quella in Medicina.

    Tutte le altre, Ingegneria compresa, sono lauree di fatto inutili per il lavoro, nel senso che se non ci metti del tuo non farai mai niente. Un laureato in ingegneria con 110 e lode non sa fare assolutamente niente. Stesso discorso per Giurisprudenza e altro…om ti fai una forma mentis ma a livello di lavoro zero.
    Quanti laureati in ingegneria meccanica ci sono che non sanno nemmeno come funziona un motore common-rail? Tutti….

    Quindi: la laurea è quasi sempre inutile. Tralascio poi il discorso delle lauree inutili per definizione come Scienze della Comunicazione oppure Scienze Politiche.

    Tutto ciò crea il clima ideale per la morte di molti mestieri, peraltro molto belli ed affascinanti come: fabbro, fabbro-marmittaio e quant’altro…

    Trovare un marmittaio è impossibile ormai…se compri una bella marmitta universale su internet poi non sai da chi farla montare perché non c’è un solo artigiano in grado di fare gli adattamenti che consentano l’installazione sulla tua auto.

    Lo Stato deve riqualificare innanzitutto le scuole professionali, questo credo sia un punto fondamentale.

    Oltre a ciò, nella società attuale sono pochi i giovani intraprendenti che magari hanno voglia di fare impresa, anche piccola. Tutti vogliono il posto in ufficio, magari parassitario in qualche ente statale.

  • Hai perfettamente ragione, non ho nulla da aggiungere a ciò che hai scritto.

    Potremmo anche parlare dei docenti, che hanno creato delle lobby mostruose all’interno delle università.

    Ma lasciamo perdere….

    Speriamo che qualcosa cambi.

    Giuliano

  • anonimo piccolo commerciante:

    Partendo da una spesa quasi zero, è possibile oggi avviare una piccola attività online. Chiunque può farlo.
    Io l’ho fatto e mi stupisco come tanti non lo facciano.
    Lavoro un paio d’ore al giorno e nel resto della giornata ho il tempo per studiare per gli esami universitari o per fare sport o per leggere.
    Vendo prodotti, anche strani, su internet. Mi diverto e mi porto a casa un guadagno effettivo (tolte le spese e le tasse) di oltre 1.000 euro. Non è molto, lo so ma è molto in rapporto al fatto che mi diverto e che quantitativamente lavoro poco. Spedisco i miei 5 pacchi al giorno e l’imballaggio mi occupa non più di 30 minuti al giorno.
    Alle email rispondo quando voglio io, senza lo stress di rispondere subito. E’ questo il bello.
    Nel negozio fisico devi stare 8 ore al giorno e non sai se verrà qualcuno. Con internet è come se il cliente entrassse, lasciasse un biglietto sulla porta del negozio…e tu rispondo quando vuoi.
    Invito i giovani a crearsi il lavoro…il lavoro non cade dal cielo.
    Il lavoro è frutto spessa di fantasia, a volte un po’ di follia e passione. Senza passione non sarai mai migliore degli altri nel tuo campo e questo vale per tutti i mestieri, dal meccanico al medico ecc…

  • Hai detto bene! Questo è il lavoro del futuro e pian piano prenderà piede.

    In Italia esistono molte persone che hanno già avviato delle attività online, riuscendo a guadagnare anche 10.000 euro al mese.

    Sono professionisti, certo, ma hanno iniziato proprio come te.

    Complimenti e continua così!

    Giuliano

  • Giuseppe:

    Peccato pero’ che molti ti snobbano non dandoti la possibilittà di metterti alla prova.Faccio degli esempi per rendere più convincente quanto dico.Mandi lettre di presentazione e Cv alle agenzie, queste ti prendono al volo nel senso che in fase di colloquio vedono il candidato adeguato alla figura richiesta, poi pero’ manadano il cv alla ditta e questa senza far domande per approfondire liquida il candidato in base unicamente a cio’ che è scritto nel cv.Molti psicologi di lavoro hanno scritto che il cv non puo’ essere sufficiente al completamento della figura del candidato in quanto per quanto possa essere sintetico ed efficae non è esaustivo, ma solo dopo un colloquio si è certi se il candidato è giusto o no.
    Detto cio’ dire che si è disponibili a lavorare gratuitamente per un breve periodo affinche’ si veda se la persona e’ in grado di assimilare le funzioni e compiti in modo rapido o che abbia il carattere adeguato per il gruppo di lavoro risulta inutile e non praticabile.
    E’ vero che esitono persone che non hanno desiderio di sacrificarsi ,ma anche proprietari di Ditte che non hanno voglia di cimentarsi in prove di persone che hanno qualche anno di piu’ e cultura universitaria.Nel campo meccanico ad esempio ho trovato sempre persone che “se la tirano” in quanto avendo esperienza sia dalla giovane eta’ di apprendisti, ora si considerano dei veri guru del motore a cui nulla si puo’ dire o fare, ma non per creare acredine o scontri ,ma solo per un confronto o per accrescere la propira professionalita’.Risultato molti di loro sono degli emeriti ignoranti con la convinzione che fornendo le spiegazioni gli rubi anche il mestiere.
    Per terminare, questi sono punti di vista diversi.

  • Giuliano Cosimetti:

    Questo problema è diffuso in quasi tutti i settori.

    In passato ho sostenuto un colloquio per antrare a far parte del pool di assistenza di una multinazionale del noleggio.

    Mi sono state fatte delle domande di meccanica da un tizio che non sapeva assolutmente nulla di auto. Alla fine davanti alla psicologa ho fatto due domande tecniche al mio interlocutore mettendolo in imbarazzo.

    Se non mi avessero assunto ci sarei rimasto molto male, ma soprattutto stupito dell’ignoranza tecnica del personale di quell’azienda

  • Giuseppe:

    Non per giudicarti, lungi da me ,ma era necessario fare quelle 2 domande con la psicologa per poterlo mettere in difficoltà davanti a terzi?.Già sapevi da te che non era in grado di rispondere o almeno non era cosi’ preparato.Questo significa infierire e pregiudicarsi l’armonia nel lavoro, visto che poi è lui a decidere, e non la psicologa.Mi sembra come se un datore e/o collega rimproveri il suo dipendente davanti a tutti urlando, anzichè chiarire e pretendere altro atteggiamento nel lavoro in privato.E’ chiaro che sto fornendo un ” giudizio” solo in base a cio’ che e’ scritto, non conoscendo la situazione al contorno.
    scuasmi per il commento , nessuna polemica

  • Giuliano Cosimetti:

    Tranquillo,
    siamo qui per dialogare. Le mie domande erano nate casualmente, nel senso che avevo risposto alle sue senza alcun problema ma essendo state superficiali mi venne spontaneo proseguire sugli argomenti partedo da delle domande.

    Capirai non era mia intenzione infierire, ma se pensi che quel tizio era un manager…….con tutto il rispetto dovuto, avendo visto il mio curriculum, potevano farmi fare le domande da uno più esperto.

    Non trovi?

  • Giuseppe:

    infatti nella mia conclusione non avevo le famose condizioni al contorno ehehheh

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