Il vaccino contro la crisi automobilistica
La crisi è mondiale e molti colossi iniziano a crollare.
GM,Ford e Chrysler chiedono aiuti al governo americano, in quanto la crisi ha colpito soprattutto anche i loro stessi fornitori.
In Europa molte case hanno pagato in parte il fallimento di alcuni modelli di auto, e dai costi di progettazione per prodotti a basso impatto ambientale. Tutto questo porta i costruttori a prendere delle decisioni importantissime, che riguardano anche il numero di veicoli messi in produzione.
Di conseguenza avremo una riduzione di posti di lavoro, come sempre a causa di una mala gestione dei vari governi a rimetterci sarà sempre la categoria operaia.
Paul Newton è un analista della Global Insight , secondo lui la crisi va combattuta, almeno in America, con l’aiuto del governo, quindi ancora soldi da versare nelle casse delle aziende citate precedentemente.
In Europa la crisi esiste ma forse è meno devastante, grazie anche agli investimenti utilizzati per le innovazioni. Sigrid De Vries, direttore delle comunicazioni ACEA, associazione europea costruttori auto, ricorda che negli ultimi dieci sono state introdotte nel mercato automobilistico ben cinquanta innovazioni, tutte orientate ad abbattere l’emissione di CO2.
La strada da seguire è questa, anche se credo che molte delle innovazioni presentate fino ad oggi non abbiano portato a nulla di buono.
In Italia la flessione c’è ma viene vista con più superficialità. Di auto se ne comprano sempre di meno e l’usato sta facendo il mercato.
Fiat in collaborazione con BMW, è intenzionata a portare in Italia delle piccole tedesche di lusso, ma conoscendo il marchio tedesco non credo che i prezzi saranno alla portata di tutti.
Secondo quello che si sente in strada, non ci saranno grandi acquisti per l’auto nuova, la gente fa fatica ad arrivare a fine mese e soldi per levarsi lo sfizio non ci sono.
Gli incentivi sulla rottamazione si sono indeboliti, ma sono convinto che molte concessionarie, visto anche l’elevata richiesta dell’usato, proporranno nuove soluzioni d’acquisto ritirando le auto usate e riproponendole sul mercato.
Qui scatta, o dovrebbe scattare, un piano di soluzione anche per i produttori di ricambi per auto.
La crisi non ha colpito solo chi produce l’auto ma anche chi fornisce il ricambio, nel mio settore si è aperta ormai da tempo una guerra tra i produttori di ricambi, sia di meccanica che di carrozzeria.
Ho visto nascere diversi gruppi di meccanici e carrozzieri, introdotti poi in diversi mercati (assicurazioni, autonoleggio, trasporti pubblici). Nonostante le promesse e garanzie sulla qualità del servizio, alla fine l’obiettivo era sempre lo stesso, vendere ricambi a qualunque costo.
Il fallimento c’è stato e io l’ho vissuto in prima persona!
Nell’autonoleggio molte aziende sono ancora indecise se utilizzare i ricambi omologati, più che altro è il servizio offerto negli ultimi anni che ha reso la decisione sempre più difficile. Di soluzioni veramente innovative se ne sono viste poche, e gli strumenti dati alle officine sono insufficienti per portare a termine le riparazioni secondo il Decreto Monti.
Le officine non hanno ancora a disposizione nessun programma in grado di manutentare un’auto secondo le indicazioni di casa madre, e i programmi proposti fino ad oggi non sono bastati, vista la scarsità delle informazioni rilasciate.
Attualmente una delle banche dati più competitive in Europa è proprio quella della Kromeda, che tratta i codici OE con molta professionalità. Siamo convinti che il mercato abbia bisogno di un prodotto valido che metta in condizioni l’autoriparatore di poter assistere qualunque tipo di vettura grazie alle informazioni contenute nel database, ma che al tempo stesso tuteli anche il proprietario del veicolo, come gli autonoleggiatori e assicurazioni.
Rimango sempre della mia idea, fino a che esisteranno degli interessi economici/politici provenienti dal mercato del petrolio, di auto ecologiche se ne vedranno sempre poche.
Secondo te esistono delle nazioni talmente coraggiose da rinunciare a tutto questo?
La soluzione della crisi inizia rispondendo a questa domanda.
Giuliano Cosimetti
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